Torpignattara 00:00
[2015]

Un luogo quasi inesistente e un tempo quasi inesistente percorsi perifericamente da umori elettronici. Alessandro Ciccarelli, se interrogato, usa la definizione “atto d'attesa” per un lavoro che finisce per essere una coniugazione di assenze.

Assenza. L'assenza del quartiere nella sua percezione abituale, l'assenza di una indicazione di tempo, l'assenza dell'umano, l'assenza di suoni familiari.
Attesa. Stiamo ad aspettare che tutto torni come prima, il vociare, il brulicare di vite, che il vuoto si ritrasformi in un paesaggio mentale noto. Ma non succede.

Sarebbe notte, ma l'occhio digitale non sorveglia, gli arrangiamenti materiali e sonori sono indefiniti, ma non inquieti. Con il cervello rettile a riposo, la dinamica attacco/fuga è disinnescata, è l'occasione in cui le gioie e le miserie della convivenza forzata rivelano gli effetti sulla materia urbana. Lo scambio, al netto delle tensioni e delle nevrosi, del disagio, dei fluidi organici, appare solo sotto forma di residuo, scarto. È l'occasione in cui la struttura urbana si rivela.

Non ci sono architetture pensate, ma adattamenti. Le fonti luminose puntano simmetrie così inaffidabili da ammettere quanto precario sia il contesto.
È una confessione, un'ammissione di debolezza.
Questa vulnerabilità delle forme della condizione urbana arriva a descrivere in modo indiretto e spiazzante la vulnerabilità umana.

G. Palomba

An almost non-existing place and an almost non-existing time peripherally traversed by electronic moods. Alessandro Ciccarelli, if questioned, uses the term "act of waiting" for a work that ends up to be an agreement of absences.

Absence. The absence of the neighborhood in its usual perception, the absence of an indication of time, the absence of the human, the absence of familiar sounds.
Waiting. We are waiting for everything as before, the voices, the swarming of lives, the emptiness turns back into a mental known landscape. But it’s not happening.

It would be night, but the digital eye is not monitoring, the material and auditory arrangements are undefined, but not restless. With the reptilian brain at rest, the assault/escape dynamic is defused, this is the occasion when the joys and miseries of forced cohabitation reveal the effects on urban matters. The net exchange after tensions and the neurosis, the discomfort, the body fluids, it appears only in the form of remains, waste. It is the circumstance where the urban structure is revealed.

There are not focused architectures, but adaptations. Light sources point to symmetries so unreliable to admit how precarious is the context.
It is a confession, an admission of weakness.
This vulnerability of the forms of the urban condition comes to describe indirectly and unsettling the human vulnerability.

24_torpignattara001.jpg
       
24_torpignattara002.jpg
       
24_torpignattara003.jpg
       
24_torpignattara004.jpg
       
24_torpignattara004b.jpg
       
24_torpignattara005.jpg
       
24_torpignattara006.jpg
       
24_torpignattara006b.jpg
       
24_torpignattara008c.jpg
       
24_torpignattara007.jpg
       
24_torpignattara008.jpg
       
24_torpignattara008b.jpg
       
24_torpignattara008d.jpg
       
24_torpignattara009.jpg
       
24_torpignattara010.jpg